Il WEB che produce reddito

Le nuove professioni del web

Teen idols sul tubo

Internet e soprattutto l’avvento dei social media hanno dato la possibilità ad alcune persone particolarmente intraprendenti e creative d’inventarsi una professione. È il caso dei tanto chiaccherati influencers di oggi. Com’è possibile che qualcuno arrivi a guadagnare milioni di euro semplicemente postando le proprie foto su Instagram? L’italiano medio non se lo spiega, invidia gli influencers e naturalmente li segue. Parliamo di persone che sono riuscite a fare della propria passione un lavoro grazie ai social media, quindi con una modalità molto più immediata e snella di un blog personale. Talvolta però chi riesce a conquistare l’agognata posizione di influencer non ha nessuna peculiarità o talento specifici, almeno in apparenza, è il caso di Elisa Maino, quattordicenne da un milione di followers su Musically, un social network dove gli utenti postano cover di canzoni famose.
Un altra professione molto ambita, soprattutto dai giovanissimi, quelle della generazione dei nativi digitali, è la/lo youtuber. Che cos’è uno youtuber? Si dice youtuber chi carica video sulla ormai celeberrima piattaforma social YouTube. I video vengono raccolti all’interno di un canale personale che generalmente lo youtuber gestisce secondo una tematica precisa. Esistono canali che parlano di make-up e bellezza, di marketing e di videogiochi. Uno degli youtubers più celebri in Italia è Favij, all’anagrafe Lorenzo Ostuni, un ragazzo di 21 anni che dal 2012 ha conquistato il web pubblicando video tutorial di videogiochi. Oggi Favij ha 3,5 milioni di followers su YouTube ed è diventato una miniera d’oro, giusto un piccolo esempio: il suo video più visto ha conquistato quasi 12 milioni di visualizzazioni permettendogli di guadagnare 20.000 euro con un solo post! Grazie al suo successo sul ‘Tubo’ Lorenzo alias Favij è diventato un vero e proprio human brand: ha pubblicato un libro (come molti altri youtubers di successo) dal titolo Sotto le cuffie e ha recitato, insieme ad altri colleghi youtubers (Federico Clapis, Leonardo Decarli e Daniele Sodano) nel film ‘Game Therapy’.
Oggigiorno sono molto di moda e amati soprattutto dai più giovani anche canali che non hanno un taglio specifico o meglio che non postano video inerenti a un determinato argomento ma si concentrano sulla personalità (e la fotogenia) dello youtuber in questione che nei suoi video parla di sé, della sua quotidianità e delle sue esperienze personali. Con un milione di iscritti, Greta Menchi è l’esempio italiano più di successo di tale categoria di youtubers.
Greta Menchi nasce il 4 giugno 1995 a Roma e dal 2013 pubblica i suoi video su YouTube. I suoi video, che le hanno permesso di diventare l’idolo di moltissime ragazzine, non seguono un preciso filo conduttore se non quello di condividere i sogni, le passioni e i desideri dei suoi coetanei e di raccontarsi sempre con autoironia e un atteggiamento simpatico e informale. Come Favij (con il quale ha pubblicato il video “hai mai…” che ha raggiunto la bellezza di quattro milioni e mezzo di visualizzazioni!) Greta ha pubblicato un libro, Il mio libro sbagliato e recitato in un film, ‘Classe Z’, interpretando il ruolo della ‘diva’ della scuola.
Da questi due esempi possiamo constatare come YouTube sia diventato un trampolino di lancio per il mondo dello spettacolo. Sono moltissimi oggi gli adolescenti che decidono di aprire un canale YouTube nella speranza di raggiungere lo stesso successo dei loro beniamini.

I nomadi digitali

Oltre a sfornare nuove star il web ha cambiato profondamente le modalità e l’attitudine al lavoro. Esistono oggi, grazie alle potenzialità della rete, persone che non devono più fare i conti con un rigido orario d’ufficio ma possono lavorare in autonomia da casa o meglio, ovunque. Per questi lavoratori 2.0 è stato coniato il termine ‘nomadi digitali‘. In genere freelancer lavorano viaggiando in giro per il mondo. Sono bloggers, esperti di SEO e Web Marketing, graphic designers, creativi.
Uno di loro è Dario Vignali, un giovane nomade digitale italiano che con il suo blog sul digital marketing vende a moltissimi utenti i suoi preziosi insegnamenti di copywriting e social media marketing. Lo slogan del suo blog recita: “Aiuto le persone a guadagare sul web grazie alle loro passioni”.
Esistono inoltre siti web dedicati proprio a quetsa categoria di lavoratori 2.0. Un esempio è il web portal nomadidigitali.it, piattaforma che raccoglie risorse utili per nomadi digitali (da cui l’omonimo titolo). Sul sito nomadidigitali.it sono elencate una carrellata di piattaforme d’intermediazione per il lavoro freelance. Si tratta di siti web che facilitano l’incontro tra professionisti e aziende trattenendo una piccola percentuale sui guadagni. Per concludere, vediamo a titolo esemplificativo come funziona una delle piattaforme d’intermediazione di cui abbiamo parlato in precedenza. Ad esempio, Joblam è una piattaforma di intermediazione che permette ai privati e alle aziende di assumere un professionista per portare avanti un progetto specifico e ai lavoratori senza partita iva di candidarsi per la singola offerta. I lavori che è possibile svolgere o far svolgere nel caso di un’azienda sono creazione di app, blog o siti di e-commerce, la creazione di video aziendali e promozionali e la redazione di contenuti SEO. Chi commissiona il lavoro non deve far altro che descrivere il proprio progetto e attendere i preventivi dei professionisti rappresentati dalla piattaforma di intermediazione.


Nuove prospettive

Il mondo digitale ha profondamente modificato le dinamiche lavorative. Se da un lato le possibilità si moltiplicano, dall’altro il lavoro diventa più precario e le certezze scarseggiano. Le qualità oggi più richieste sono la flessibilità e la capacità di gestire i propri obblighi professionali in autonomia, con spirito d’iniziativa e intrapredenza e con la consapevolezza che anche se la concorrenza è molta si possono raggiungere ottimi risultati. Il lavoratore 2.0 deve abbandonare il mito del posto fisso e guardare verso uno stile di vita più dinamico, da ‘nomade’ digitale appunto.